Nella mia indole c’è la valigia.. sono un irrequieta, amo scoprire cose nuove, posti nuovi e persone diverse.
La scoperta e la novità per me hanno un fascino irresistibile: se arrivassi a casa e mi dicessero “si parte” sarebbe una sorpresa meravigliosa.
Amo le mie origini e ho un legame viscerale con le mie radici, ma odio la noia e la routine; la quotidianità mi uccide.
Un cara amica in uno dei miei momenti di down cosmico mi disse che il bello di andare è aver voglia di tornare a casa. Lì per lì non capii cosa intendesse.. avevo solo desiderio di fuggire e non tornare mai più.
Ma sono restata e ho compreso.
Trascorriamo una vita a costruire il nostro nido, il nostro porto sicuro, poi a volte è quello stesso nido a toglierci il fiato e soffocarci. Le relazioni e la famiglia spesso ci inducono a comportarci come vorrebbero che fossimo e trascurare il come siamo.
Ci vengono imposti dei dogmi e delle regole che non sentiamo nostre, ma per non ledere i sentimenti di chi ci sta vicino continuiamo a subirle fino al memento in cui la bomba scoppia.
Ci vengono imposti dei dogmi e delle regole che non sentiamo nostre, ma per non ledere i sentimenti di chi ci sta vicino continuiamo a subirle fino al memento in cui la bomba scoppia.
Per questo credo che nella nostra casetta adorata sia indispensabile trovare dei nostri spazi dove poter sentirci liberi di essere e degli spazi comuni in cui condividere (a volte discutere) e liberare le nostre emozioni ed i nostri pensieri. Ridere, piangere, urlare.. a ruota libera.
Nella casa in cui ho vissuto non si parlava di emozioni, non si è investito su un dialogo costruttivo ma si è interpretato un ruolo dove ognuno c’era silenziosamente per l’altro. Silenziosamente.
Ho notato che paradossalmente ci emoziona un film dove un figlio si apre ai genitori, o ci commuoviamo davanti ad un bacio appassionato o ad un dialogo sincero o ci riscaldiamo al passaggio di una scena erotica.. perchè ci dimentichiamo che questo fa parte della vita?
Nella casa in cui vivo, con fatica ho cercato di aprirmi, di esprimermi e vivere le mie emozioni per quanto complesse e contrastanti tra loro.
Si fa fatica, non credevo.
Parlare e comunicare è faticoso. Per le cose importanti.
Per parlare di sè stessi, per dire cose scomode, per ringraziare o semplicemente chiedere scusa.
Parlare e comunicare è faticoso. Per le cose importanti.
Per parlare di sè stessi, per dire cose scomode, per ringraziare o semplicemente chiedere scusa.
La mia casa potrebbe essere a Modena, in Guatemala o in Nuova Zelanda, ma vorrei che fosse un posto in cui sentirmi viva e a colori.
Un posto in cui essere accettata per come sono e libera di esprimere la mia vera natura.
Il posto in cui si ha voglia di tornare con la valigia scassata e carica di esperienze da condividere con chi si ama.
Il tema del mese è: Casa Dolce Casa
e adesso passo la parola a Cristina : http://lastranagiungla.blogspot.it/
Mi associo a te, io sarei sempre in viaggio (e spesso lo sono per fortuna).
RispondiEliminaMa è anche bello tornare a casa anche se io considero tanti posti "casa".
Hai ragione quando dici che la casa è un posto da vivere, da condividere e non da subire.
Ciao
Norma
anche io ho tanti posti che considero come casa.. e qno addirittura come "tana" ;)
EliminaEheh... io viaggerei in continuazione per scoprire posto nuovi, tradizioni diverse, climi differenti.... ma la sera tornerei sempre a casa mia.... si può inventare il teletrasporto?!? A presto!!
RispondiEliminamagari Cristina.. ci vorrebbe davvero!
EliminaCapisco molto bene ciò che dici... Fin troppo bene, oserei dire... Ho vissuto così per tanto tempo e non sempre è facile. L'affetto c'è e con un minimo di maturità non lo si può negare, ma spesso è stato maledettamente difficile esternare stati d'animo, bisogni, paure, ...
RispondiEliminaTi auguro di sentirti sempre libera di vivere e di esprimerti.
Buon weekend Giulia!
Silvia credo che non siamo pochi.. con l'avvento dei social siamo abituati a comunicare in tutti i modi.. ma abbiamo perso l'uso della parola. Dietro ad uno schermo è sempre più facile mettersi in gioco.. ma io apprezzo il contatto umano, una buona chiacchierata e il gioco degli sguardi che alla fine sono davvero lo specchio dell'anima.
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